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Mulazzo

Pontremoli: la porta della Toscana
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Il borgo di Mulazzo sorge sopra un colle prossimo alla riva destra del Magra e tiene un posto rilevante nella storia di Lunigiana.
Fu infatti uno dei più antichi possedimenti e sedi dei Marchesi Malaspina, citato nel diploma di concessioni ed investiture di Federico I Barbarossa ad Obizzo nel 1164.
Di stirpe obertenga e derivazione Longobarda, seguendo la legge salica, i Malaspina frazionarono gran parte del loro territorio così che di generazione in generazione i loro feudi divennero via via sempre più ridotti e deboli politicamente.

I Malaspina si insediano in Lunigiana dalla Val di Staffora, nel piacentino, e scelgono Mulazzo come loro sede. Il feudo Lunigianese si estende dalle porte di Pontremoli (città libera e avversaria storica dei Malaspina) fino alla Lunigiana orientale e alla costa Apuana.

Il 24 agosto 1221, di fronte ad un notaio parmense, i fratelli Corrado I e Obizzo dividono il feudo e scelgono due diversi blasoni (stemmi familiari):
A Corrado, che sceglie come simbolo lo Spino Secco, viene assegnata tutta la riva destra della Val di Magra e in aggiunta il feudo di Villafranca, area strategica per le coltivazioni e comunicazioni lungo il fondovalle. La capitale del feudo dello Spino Secco è Mulazzo.
A Obizzo, che sceglie come simbolo lo Spino Fiorito, viene assegnata la riva sinistra della Val di Magra, con capitale Filattiera, proprio dall’altro lato della valle rispetto a Mulazzo.

Il primo nucleo fortificato in Mulazzo si trovava sulla vetta del colle, in posizione dominante su tutta la piana sottostante, dove oggi sorge la torre esagonale. In un secondo tempo il castello divenuto dimora signorile fu spostato in posizione più arretrata, nei pressi degli archi ancora oggi visibili (tracce di un antico acquedotto, nella piazza di ingresso al borgo).
Questo sito venne poi abbandonato a causa di cedimenti del terreno (elemento assai evidente ancora oggi).
Le due porte di accesso al borgo erano quella Soprana (vicino agli archi dell’acquedotto) dove ancora oggi si può vedere la lapide dedicata ad Alessandro Malaspina, celebre navigatore e quella Sottana (appena sopra l’Oratorio di San Rocco).

Salendo verso le piazze dalla porta Soprana, di fianco ad un portale a sinistra appena prima dell’arco, c’è una lapide (rettangolare incuneata nel sistema architravato) riconosciuta come l’Epitaffio di Rossellino da Pistoia; recita così: qui giace Rossellino di Ghino da Pistoia (potrebbe trattarsi di un figlio di Cino da Pistoia che sappiamo ebbe una corrispondenza poetica con Moroello II Marchese di Giovagallo, collegato da Dante al vapor di Val di Magra nella Commedia.

Proseguendo verso la Piazza si incontra la vecchia Casa di Dante in Lunigiana, in basso sulla destra, dove è apposta l’epigrafe del VII centenario della venuta di Dante in Lunigiana, realizzata dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi nel 2006. Unica casa torre del borgo fu forse la casa del poeta.

Sulla torre esagonale, invece, Giovanni Sforza nel 1906 (VI centenario della venuta di Dante in Lunigiana) volle l’epigrafe di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi:

posò su questi ermi sassi
un’orma di Dante
ma più di essi
il popolo di Val di Magra
la serba nel cuore
onde ancor oggi la grida
segno di cortesia

Nella Piazza Dante, rivolta verso il borgo, si trova la Chiesa di San Martino, già Cappella Malaspiniana di San Niccolò, attualmente chiusa per danni dall’ultimo sisma. La Chiesa di San Martino ed il vicino ospitale di Sant’Antonio de Vienne testimoniano la presenza di una variante della Francigena sulla riva destra del Magra.

In piazza Malaspina, rivolta verso valle, campeggia la statua di Dante realizzata dal maestro carrarese Arturo Dazzi; ai piedi della statua l’inizio del Canto VIII del Purgatorio e le terzine che riguardano la Lunigiana.

L’ombra che s’era al giudice raccolta
quando chiamò, per tutto quello assalto
punto non fu da me guardare sciolta.

“Se la lucerna che ti mena in alto
truovi nel tuo arbitrio tanta cera
quant’è mestiere infino al sommo smalto”,

cominciò ella, “se novella vera
di Val di Magra o di parte vicina
sai, dillo a me, che già grande là era.

Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l’antico, ma di lui discesi;
a’ miei portai l’amor che qui raffina”.

“Oh!”, diss’io lui, “per li vostri paesi
già mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa ch’ei non sien palesi?

La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
sì che ne sa chi non vi fu ancora;

e io vi giuro, s’io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada.
(Purgatorio VIII, 109-129)

Grazie alle ricerche di insigni studiosi e soprattutto di Livio Galanti oggi sappiamo che Dante arrivò in Lunigiana il 12 aprile 1306: ciò si deduce attraverso lo studio approfondito della celata profezia che il poeta ci ha lasciato in quel canto del Purgatorio.

Ed elli: “Or va; che ‘l sol non si ricorca
sette volte nel letto che ‘l Montone
con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,
che cotesta cortese oppinïone
ti fia chiavata in mezzo de la testa
con maggior chiovi che d’altrui sermone,
se corso di giudicio non s’arresta”.
(Dante Alighieri, Commedia, Pur.VIII, 133-139)

L’altro dato certo sulla presenza di Dante in Lunigiana è quello relativo alla Pace di Castelnuovo siglata nel castello vescovile di Castelnuovo Magra, in Lunigiana, il 6 ottobre del 1306, tra i marchesi Malaspina e il vescovo-conte di Luni.
Gli Atti della pace di Castelnuovo sono conservati, in originale, presso l’Archivio di Stato della Spezia.
I documenti, rogati dal notaio sarzanese ser Giovanni di Parente di Stupio, furono rinvenuti fortunosamente nel 1765 (IV centenario della nascita di Dante), nel corso di ricerche d’archivio commissionate dall’ultimo Malaspina del ramo di Terrarossa.
Essi rappresentano l’unica testimonianza certa della presenza di Dante dell’intero, lungo periodo dell’esilio.
Nel trattato il nome di Dante Alighieri viene più volte citato, tuttavia la presenza in Lunigiana del Sommo Poeta era già attestata dalla profezia astronomica del canto VIII del Purgatorio, mossa per bocca di Corrado Malaspina il Giovane, Marchese di Villafranca in Lunigiana.

I documenti attestano che a Sarzana, nell’antica piazza della Calcandola, la prima mattina del 6 ottobre del 1306, Dante ricevette da Franceschino Malaspina, Marchese di Mulazzo, la procura generale valida per concludere, in nome e per conto dell’intero ramo ghibellino dei Malaspina, detto dello Spino Secco, la pace con Antonio Nuvolone da Camilla, vescovo-conte di Luni. Lo storico accordo fu concluso nell’arco della stessa mattinata presso il palazzo vescovile in Castelnuovo Magra e segnò, di fatto, la fine del potere temporale della Chiesa in Lunigiana.
La vicenda è narrata oggi dagli affreschi nel salone principale del castello di Fosdinovo.

Sulle scale che portano alla torre esagonale detta oggi Torre di Dante, in quella che fu la sede del Comune, è oggi il Museo Archivio Alessandro Malaspina.
Alessandro fu l’ultimo grande Malaspina, esploratore di pari dignità ad altro grandi cartografi e navigatori europei di fine settecento!

Mulazzo è anche la sede del Centro di Studi Malaspiniani, all’interno del quale sono custoditi documenti inediti riguardanti la famiglia. In agosto si svolge la fiera BancarelVino, dove viene consegnato un premio alla migliore azienda produttrice e durante la stessa si possono degustare vini della zona.

Il territorio del comune è punteggiato da castelli e borghi fortificati: Montereggio, sede della fiera del libro, il borgo di Castevoli, il castello di Lusuolo, sede del Museo dell’Emigrazione, il castello di Gavedo, Canossa, Campoli, dove venne ritrovata una statua stele e Castagnetoli, famosa per la produzione di un tipico attrezzo da cucina lunigianese, il testo.

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